{"id":1790,"date":"2023-04-06T07:47:34","date_gmt":"2023-04-06T06:47:34","guid":{"rendered":"http:\/\/borovniski-viadukt.si\/2-svetovna-vojna\/"},"modified":"2023-07-18T08:33:08","modified_gmt":"2023-07-18T07:33:08","slug":"2-svetovna-vojna","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/borovniski-viadukt.si\/it\/2-svetovna-vojna\/","title":{"rendered":"2. guerra mondiale"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column css=&#8221;.vc_custom_1680709061053{padding-bottom: 0% !important;}&#8221;][vc_single_image image=&#8221;1006&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1680765339170{margin-bottom: 0% !important;padding-bottom: 0% !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1683964399399{margin-top: 0% !important;padding-top: 1% !important;padding-bottom: 1% !important;background-color: #1e1e1e !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 24pt; color: #ffffff;\">Il viadotto Borovnica 1850 &#8211; 1944<\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row full_height=&#8221;yes&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1680708750189{margin-top: 0px !important;margin-right: 5% !important;margin-bottom: 0px !important;margin-left: 5% !important;padding-top: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1683962627002{margin-top: 0px !important;margin-bottom: 0px !important;padding-top: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<h1>10. aprile 1041<\/h1>\n<p>Quando il confine di stato con l&#8217;Italia arriv\u00f2 molto vicino al viadotto dopo la Prima guerra mondiale, presso la stazione di Borovnica fu organizzato un servizio permanente di vigili del fuoco e di osservazione. Pi\u00f9 tardi, poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, a Borovnica fu istituito un plotone di difesa antiaerea dell&#8217;esercito jugoslavo, che comprendeva anche la gente locale. Nei pilastri del viadotto, a 1,5 m dal suolo, sono stati praticati fori per le camere per le mine, che sono state successivamente utilizzate. Al loro interno installarono anche dell&#8217;esplosivo. Sotto la guida del capitano \u017du\u017eek, il 10 aprile 1941, gioved\u00ec di Pasqua, alle cinque del pomeriggio, il Viadotto Borovnica fu minato. L&#8217;esplosivo fu montato sulle colonne dal numero 12 al 19. Durante l&#8217;esplosione crollarono otto archi centrali. Il viadotto fu interrotto per una lunghezza di 172 m. Meno di un mese dopo, il 30 aprile 1941, anche il pilastro numero 19 croll\u00f2.[\/vc_column_text][vc_row_inner equal_height=&#8221;yes&#8221; gap=&#8221;5&#8243;][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1270&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681725750365{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593120174{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Abbattimento della colonna nu. 19 del 30 aprile 1941. <\/em><em>Fonte: Societ\u00e0 Storica di Borovnica<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1266&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681725770009{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593161204{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Viadotto Borovnica nell&#8217;aprile 1941<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Societ\u00e0 Storica di Borovnica<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1258&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681725788585{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593202795{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<em><span style=\"font-size: 10pt;\">Soldato italiano davanti alla colonna demolita del viadotto nell&#8217;aprile del 1941. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<br \/>\n<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1254&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681725803053{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593233964{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<em><span style=\"font-size: 10pt;\">Gli italiani collegarono le colonne esistenti con una struttura in legno. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1262&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681725813857{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593276895{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Pulizia dei mattoni del viadotto crollato<\/em><\/span><em><span style=\"font-size: 10pt;\">. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_row_inner][vc_column_inner][vc_column_text]Sono stati distrutti anche il viadotto a Dol, il Ponte \u0160tampet sopra Vrhnika e il ponte tra le stazioni di Planina e Rakek. Gli eventi di quel giorno furono descritti nel quotidiano Slovenec il 3 maggio 1941:<\/p>\n<p><em>\u201cBorovnica durante il Gioved\u00ec Santo. Il Gioved\u00ec Santo di quest&#8217;anno rimarr\u00e0 nella memoria di tutti i residenti di Borovnica per tutta la vita. Perch\u00e9 in questo giorno hanno goduto di tanta paura che \u00e8 impossibile descrivere. Sapevano che gli ex soldati jugoslavi avrebbero distrutto il ponte. <\/em><\/p>\n<p><em>Quando, la domenica delle Palme, i soldati dell&#8217;ex Jugoslavia iniziarono a minare il viadotto ferroviario, la gente sapeva gi\u00e0 che non era lontano il momento in cui dell&#8217;attuale viadotto sarebbe rimasto solo un mucchio di macerie. Anche i civili hanno dovuto aiutare i soldati in questo compito devastante. Ogni uomo che aveva gambe e braccia sane doveva aiutare i soldati. Quel pomeriggio, le persone iniziarono a portare i loro mobili nei villaggi vicini al di fuori dell&#8217;area del viadotto ferroviario.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Gioved\u00ec Santo a mezzogiorno, gli abitanti di Borovnica, che erano nell&#8217;ex esercito jugoslavo, iniziarono a tornare a casa. Verso l&#8217;una del pomeriggio, per\u00f2, si sparse la voce che il ponte della ferrovia aveva le ore contate. Tuttavia, nessuno sapeva nulla di certo, tutti solo ipotizzavano. La gente inizi\u00f2 a mettere i propri averi in valigie molto velocemente, e poich\u00e9 nel villaggio non c&#8217;era quasi nessun bestiame da tiro, poich\u00e9 i contadini avevano dovuto consegnarli ai soldati, portavano il tutto su piccoli carretti nei villaggi di Ohonica, Dra\u017eica, Sabo\u010devo e Brezovica. Nel pomeriggio dello stesso giorno, le truppe dell&#8217;ex Jugoslavia si sono spostate lungo la strada da Vrhnika a Lubiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Alle cinque e tre quarti la campana del campanile suon\u00f2. Il suo suono echeggi\u00f2 tristemente attraverso la conca di Borovnica. Le persone si resero subito conto della grave situazione e fuggirono in tutte le direzioni. Molti pensarono: \u201cA cosa serve tutta questa distruzione? Chi lo ricostruir\u00e0 quando, nel 1856 ci sono voluti otto lunghi anni per costruirlo? E ora, in pochi istanti, resteranno solo macerie&#8221;. Esattamente un&#8217;ora dopo, si sent\u00ec un terribile scoppio. Un enorme fumo nero si alz\u00f2 dal ponte e si propag\u00f2 lentamente nell&#8217;aria. Non appena il fumo si disperse un po&#8217;, tutti diedero un&#8217;occhiata se la propria casa era ancora in piedi. Sette grandi archi del viadotto erano crollati al suolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessuna casa croll\u00f2 quando il ponte croll\u00f2, ma le case che si trovavano direttamente vicino al ponte furono gravemente danneggiate. Rocce giganti erano volate fino a 100 m di distanza. I campi dove era seminato il grano erano distrutti e su di essi era pieno di pietre e mattoni. Tutto il villaggio sub\u00ec gravi danni materiali. Le tegole sui tetti erano frantumate, i vetri delle finestre erano rotti e i vetri rotti erano sulle strade. Anche in chiesa tutte le finestre erano sfondate.<\/em><\/p>\n<p><em>Per un certo periodo c&#8217;\u00e8 stata una grande confusione in merito al traffico. Ora il traffico \u00e8 gi\u00e0 regolamentato. I treni viaggiano solo fino all&#8217;inizio del ponte. La stazione di emergenza si trova presso una stazione di guardia, dove il ferroviere consegna i biglietti. Il 23 aprile arrivarono le truppe italiane per ricostruire il ponte. Adesso stanno gi\u00e0 portando il materiale di cui avranno bisogno per il nuovo ponte ferroviario. La gente cammina verso le rovine e con il permesso porta a casa pile di mattoni. Tuttavia, il resto del ponte ferroviario \u00e8 molto rovinato. Il 30 aprile una colonna \u00e8 crollata di nuovo. A quanto pare, tutta la muratura del viadotto \u00e8 in condizioni molto critiche.<\/em><\/p>\n<p><em>Quattro ponti ferroviari sono distrutti sulla linea Lubiana-Rakek. Questi sono: il Viadotto Borovnica, il Ponte \u0160pan a Dol pri Borovnici<\/em><em>, sulla linea Verd-Logatec il Ponte \u0160tampet \u00e8 distrutto e sulla linea Planina-Rakek \u00e8 distrutto il ponte ferroviario pi\u00f9 piccolo&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Fonte: Slovenec, 3 maggio 1941, anno 69, numero 103<\/em><\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_row_inner equal_height=&#8221;yes&#8221; gap=&#8221;5&#8243;][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1277&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681726144001{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593354510{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Il viadotto Borovnica dopo essere stato fatto saltare in aria il 10 aprile 1941<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1281&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681726155673{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593374638{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Il viadotto Borovnica dopo essere stato fatto saltare in aria il 10 aprile 1941. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1285&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681726170945{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593411166{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<em><span style=\"font-size: 10pt;\">Il viadotto Borovnica dopo essere stato fatto saltare in aria il 10 aprile 1941. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1289&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681726181238{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593438406{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<em><span style=\"font-size: 10pt;\">Il viadotto Borovnica dopo essere stato fatto saltare in aria il 10 aprile 1941. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<br \/>\n<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1293&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681726193873{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593455238{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<em><span style=\"font-size: 10pt;\">Il viadotto Borovnica dopo essere stato fatto saltare in aria il 10 aprile 1941. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<br \/>\n<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_column_text]<\/p>\n<h1>Roth \u2013 Waagner construzione<\/h1>\n<p>Gi\u00e0 il 13 aprile 1940 gli italiani entrarono a Borovnica. Portarono con s\u00e9 le loro unit\u00e0 tecniche ossia ingegneristiche e iniziarono subito i lavori preparatori per ripristinare il traffico verso Trieste. A questa vasta opera di ricostruzione dei viadotti e della linea danneggiati partecip\u00f2 un gruppo di battaglioni ferroviari del Reggimento Ferrovieri al comando del colonnello Giuseppe Perotti, composto da 3.000 uomini e 72 ufficiali. Il lavoro fu condotto dal tenente colonnello Lidio Dazzi.<\/p>\n<p>Per colmare il viadotto danneggiato fu utilizzata la cosiddetta costruzione Roth-Waagner. \u00c8 un ponte prefabbricato in ferro che pu\u00f2 essere adattato a diverse condizioni. A causa dei collegamenti distrutti, i componenti dovettero essere portati a Borovnica dall&#8217;Italia via Fiume, Karlovac, Novo mesto e Lubiana. La struttura del peso di circa 2.000 tonnellate fu caricata su 130 vagoni. Inizialmente fu previsto di appoggiare la struttura su due pilastri portanti. Quando alla fine di aprile il varco nel viadotto si allarg\u00f2 a causa del crollo del pilastro numero 20, si dovette aggiungere un altro pilastro a causa della lunghezza. Iniziarono a posizionare la costruzione sul lato orientale del viadotto in direzione di Lubiana. In primo luogo, fu necessario realizzare tre aperture per i pilastri di supporto nell&#8217;enorme cumulo di macerie. Dovettero rimuovere un&#8217;enorme quantit\u00e0 di materiale. Si aiutarono facendo saltare in aria grandi blocchi del viadotto e per la rimozione costruirono una ferrovia a binario ridotto. La gente del posto aiut\u00f2 con il lavoro. Il lavoro veniva svolto di giorno e di notte. Per preparare le fondamenta del ponte in ferro furono utilizzati pali, che venivano battuti con un martello pneumatico. Le fondamenta furono gettate in cemento. La struttura era posta su entrambi i lati sui resti del viadotto, i quali, a causa della loro fatiscenza, erano collegati tra loro con supporti in legno e tubi metallici. Cercarono di rafforzare gli archi di mattoni iniettando del cemento. La lunghezza totale del ponte Roth-Waagner era di 223,5 m.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_row_inner equal_height=&#8221;yes&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1319&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681728576781{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593679512{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>L&#8217;inizio della costruzione del ponte Roth-Waagner nell&#8217;aprile 1941<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1323&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681728588120{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593736235{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>I soldati italiani preparano i pali per il ponte nell&#8217;aprile 1941<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1327&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681728599736{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689594251319{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>I mucchi sono stati portati al cantiere dai soldati. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1331&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681728610901{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593964284{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Rimozione delle rovine del viadotto nell&#8217;aprile 1941. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1335&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681728621278{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593933571{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Rimozione delle rovine del viadotto nell&#8217;aprile 1941<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_row_inner equal_height=&#8221;yes&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1298&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681727620221{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593495342{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>L&#8217;inizio della costruzione del ponte Roth-Waagner nell&#8217;aprile 1941. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1302&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681727630105{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593833953{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Il costruzione del ponte Roth-Waagner nell&#8217;aprile 1941<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1310&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681727642120{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689594235343{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>I lavori per il ponte si sono svolti anche di notte<\/em><em><span style=\"font-size: 10pt;\">.<\/span> Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1306&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681727651821{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689593870490{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Il costruzione del ponte Roth-Waagner nel maggio 1941. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1314&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681727661408{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689594141055{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Ufficiali italiani che sovrintendono alla costruzione nel maggio 1941<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_column_text]I lavori furono completati dalle unit\u00e0 ingegneristiche italiane in meno di tre mesi. L&#8217;inaugurazione avvenne il 28 giugno 1941. In quel momento, il ministro dei trasporti italiano, Host Venturi, arriv\u00f2 a Borovnica da Trieste con un treno speciale. Era accompagnato dal Comandante della Provincia di Lubiana Emilio Grazioli, dal Generale d&#8217;Armata Ambrosio e dal Comandante del Corpo d&#8217;Armata Generale Robotti. Gli illustri ospiti furono accolti presso la stazione ferroviaria di Borovnica da rappresentanti delle autorit\u00e0 locali e dei comuni limitrofi. Si radunarono anche i giovani delle scuole. Secondo il rapporto, il ministro ispezion\u00f2 il nuovo ponte sul viadotto e si rivolse al pubblico. In tale occasione fu emesso un distintivo commemorativo con il motivo del ponte sul viadotto e le iscrizioni &#8220;Reggimento Ferrovieri&#8221; e &#8220;Ricostruzione viadotto di Borovnica 28 giugno 1941&#8243;. Alle ore 12, gli illustri ospiti lasciarono Borovnica e furono i primi ad attraversare il nuovo ponte decorato con bandiere.[\/vc_column_text][vc_row_inner equal_height=&#8221;yes&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1344&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681729415558{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689594296728{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Arrivo di illustri ospiti all&#8217;apertura del ponte il 28 giugno 1941<\/em><em><span style=\"font-size: 10pt;\">.<\/span> Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1348&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681729427913{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689594345033{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Schieramento dei soldati italiani all&#8217;apertura del ponte il 28 giugno 1941<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1352&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681729438073{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689594394097{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>L&#8217;apertura del ponte il 28 giugno 1941<\/em><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1356&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681729447966{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689594453274{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Il 28 giugno 1941 il primo treno con ospiti illustri pass\u00f2 sul ponte<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1340&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681729460366{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689594537347{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Il costruzione del ponte Roth-Waagner nel giugno 1941. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_column_text]<\/p>\n<h1>Messa in sicurezza del viadotto<\/h1>\n<p>Per mettere in sicurezza il viadotto e la linea, l&#8217;esercito italiano costru\u00ec avamposti fortificati e bunker individuali lungo l&#8217;intero percorso verso Postumia. A Trebelnik e Planina fu istituita la protezione antiaerea e fino a questi campi furono costruite funivie. I soldati vivevano in baracche e fabbricati pi\u00f9 grandi in tutto il villaggio. A Dol furono allestite 11 baracche abitative, che dopo la fine della guerra furono utilizzate come baracche nel campo per i prigionieri di guerra. Gli ufficiali vivevano nelle case migliori del villaggio: nella villa di Kobi, a Majaron e nel comune. L&#8217;edificio scolastico fu trasformato in ospedale e il \u00bbSokolski dom\u00ab in magazzino e stalla. Presso il kozolec (essiccatoio per foraggio) di Kos, secondo alcune fonti, c&#8217;era un garage per le macchine. Borovnica fu circondata da filo spinato e furono fortemente controllati l&#8217;ingresso e l&#8217;uscita da essa.<\/p>\n<p>L&#8217;equipaggio italiano a Borovnica contava circa 1.500 soldati del 51\u00b0 Reggimento Fanteria della divisione Cacciatore delle Alpi, noto anche come &#8220;cravatte rosse&#8221;.<\/p>\n<p>Gli italiani furono aiutati anche dai membri delle guardie del villaggio. Domenica 27 settembre 1942, dopo la messa, invitarono gli uomini a unirsi alle guardie del villaggio e a distribuire loro armi e munizioni. La risposta fu molto scarsa, quindi il reclutamento continu\u00f2 fino a marzo 1943, quando raggiunsero il numero desiderato di 80 uomini nella cosiddetta &#8220;Legione della Morte&#8221;. Erano attivi principalmente nelle vicinanze di Borovnica come scorta per le unit\u00e0 italiane e combatterono pi\u00f9 volte contro i partigiani. All&#8217;inizio della guerra non c&#8217;erano unit\u00e0 partigiane nelle vicinanze di Borovnica. Sulla linea Lubiana-Postumia ci furono sabotaggi, brillamenti di linea e attacchi ai treni. Il 4 dicembre 1941 i partigiani attaccarono il ponte di Preserje, lo danneggiarono e uccisero diversi soldati. Come risultato di questa azione, gli italiani imprigionarono 69 persone locali a Borovnica. Nel processo, durato dal 25 febbraio 1941 al 7 marzo 1942, 16 persone innocenti di Borovnica furono condannate a morte e fucilate il 10 marzo nella Gramozna jama. Gli altri sono stati condannati a pene detentive e alcuni sono stati rilasciati. Vera Huta\u0159 descrisse gli eventi di quel periodo nel suo libro Most (Il ponte). Nella primavera del 1942, 38 persone locali lasciarono i villaggi di Breg e Pako per unirsi ai partigiani, fondando la squadra Fa\u0161karska \u010deta. Di conseguenza, gli italiani bruciarono e saccheggiarono i villaggi e portarono gli abitanti nei campi di Rab, Treviso e Gonars. Poich\u00e9 il viadotto era messo in sicurezza da un forte equipaggio, non ci furono attacchi partigiani a Borovnica. Anche l&#8217;intenzione di fermare il treno tra Borovnica e Verd e di riportarlo sul viadotto non \u00e8 andata secondo i piani. Poco prima della capitolazione dell&#8217;Italia, i partigiani attaccarono le posizioni delle guardie del villaggio a Koti. Pensavano che gli italiani si sarebbero precipitati in soccorso e avrebbero cos\u00ec indebolito la protezione di Borovnica e del viadotto. Ci\u00f2 non accadde, quindi dopo due giorni di combattimenti i partigiani bruciarono parzialmente Zabo\u010deva, saccheggiarono il villaggio e si ritirarono nelle foreste circostanti.<\/p>\n<p>Durante la capitolazione dell&#8217;Italia nel settembre 1943, circa 270 membri delle guardie del villaggio fuggirono dai villaggi circostanti a Borovnica, che in seguito si unirono alle unit\u00e0 della Guardia interna slovena. Nel dicembre 1943 a Borovnica fu costituito il 5\u00b0 Battaglione, detto anche Battaglione Ferroviario, con al comando il Capitano Kolman, con il compito di presidiare la linea ferroviaria. A tale scopo \u00e8 stato preparato un treno speciale blindato presso la stazione di Borovnica. Durante la capitolazione italiana, le truppe tedesche stabilirono rapidamente l&#8217;ordine e la sicurezza lungo la linea ferroviaria per Trieste. Borovnica fu occupata da un battaglione di sottufficiali di Admont, con al comando il capitano Maunz. L&#8217;esercito tedesco occup\u00f2 tutte le ex province italiane e impose il suo terrore. Conquistarono anche Borovnica. L&#8217;11 ottobre 1943, l\u2019Obve\u0161\u010devalec (L\u2019informatore) disegn\u00f2 in dettaglio Borovnica e i suoi dintorni con tutte le importanti strutture militari e civili. Aggiunse anche il loro inventario. Da esso si pu\u00f2 dedurre che allora le autorit\u00e0 utilizzavano per la protezione nidi antiaerei, ovvero a Planina, Junski gri\u010d, Dol e su entrambi i lati del viadotto. Nel maggio 1944 a Borovnica fu organizzato un grande raduno anticomunista.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_row_inner equal_height=&#8221;yes&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1361&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803000065{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665033208{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Soldati italiani a Borovnica nel giugno del 1941<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1365&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803010496{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665077447{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Visita dell&#8217;Alto Commissario della Provincia di Lubiana Emilio Grazioli. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1369&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803020304{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665131280{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Bunker dell&#8217;unit\u00e0 militare italiana davanti al viadotto<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1373&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803030904{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665188246{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Allineamento dell&#8217;unit\u00e0 militare della Guardia Nazionale (Quisling)<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1377&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803041723{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665228024{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Un&#8217;unit\u00e0 di soldati tedeschi durante una manifestazione a Borovnica<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_column_text]<\/p>\n<h1>Attacchi alleati a Borovnica<\/h1>\n<p>Gli attacchi alleati al viadotto iniziarono nel 1944. La \u0160olska kronika (Cronaca della scuola) registr\u00f2 il primo attacco il 25 febbraio 1944. 30 aerei sorvolarono Borovnica e sganciarono alcune bombe. Questa azione non fu nell&#8217;elenco degli attacchi aerei USAF nel Mediterraneo. Potrebbero essere stati aerei che non poterono bombardare l&#8217;obiettivo originale a causa del maltempo. E al loro ritorno, sganciarono le bombe sul villaggio. Gli attacchi aerei pianificati iniziarono nell&#8217;agosto 1944. Le unit\u00e0 che sorvolavano Borovnica facevano parte del 12\u00b0 e 15\u00b0 comando USAF. Le azioni si svolgevano in modo tale che gli aerei decollavano dagli aeroporti in Italia e volavano verso la Slovenia. Le bombe furono sganciate ad un&#8217;altitudine compresa tra 2.000 e 3.000 metri. Possiamo solo immaginare quanto fu difficile colpire il viadotto, largo poco meno di 10 m, da una tale altezza. In lunghezza il viadotto era lungo pi\u00f9 di 500 m, ma gli aerei non potevano sorvolarlo a bassa quota a causa della configurazione collinare. Affinch\u00e9 l&#8217;azione avesse successo, quindi dovettero sganciare un numero enorme di bombe.<\/p>\n<p>Il primo attacco al viadotto fu effettuato nell&#8217;agosto del 1944 da aerei del 301\u00b0 Gruppo aereo all&#8217;interno del 5\u00b0 Reggimento Bombardieri USAF. Sabato 26 agosto, intorno alle 10:00, gli aerei B-17, in tre ondate di sette aerei ciascuna, sganciarono le bombe su di esso. Le case di Kurja vas, Gri\u010d e Maln furono gravemente danneggiate. Gli abitanti del villaggio furono colti completamente impreparati da questo attacco. Molte persone osservarono persino con curiosit\u00e0 gli aerei in avvicinamento. Nell&#8217;attacco, durato circa 15 minuti, persero la vita 12 persone locali e diversi soldati. Il bersaglio non fu colpito.<\/p>\n<p>I successivi due attacchi, il 27 e 29 agosto, furono effettuati da aerei B-24, che costituivano il 47\u00b0 Reggimento aereo USAF. Il primo attacco non ebbe successo, il viadotto rimase intatto. Nel secondo attacco, 28 aerei sganciarono 84 tonnellate di bombe. Dur\u00f2 una buona decina di minuti e caus\u00f2 cos\u00ec pochi danni che i tedeschi li ripararono senza difficolt\u00e0. I rapporti degli equipaggi dei bombardieri statunitensi menzionano che non ci fu alcuna difesa aerea sopra l&#8217;obiettivo. Gli abitanti di Borovnica questa volta erano pronti, poich\u00e9 la stragrande maggioranza lasci\u00f2 il villaggio dopo il primo attacco. Si ritirarono nei villaggi vicini, in particolare a Kote. Il luogo fu visitato anche dal comandante supremo delle unit\u00e0 della Guardia Nazionale, il generale Leon Rupnik, che ispezion\u00f2 con i propri occhi le conseguenze degli attacchi. Il 1\u00b0 settembre 1944 il quotidiano Slovenec, che dedic\u00f2 gran parte del suo spazio agli attacchi, scrisse:<\/p>\n<p><em>\u201cL&#8217;incidente che ha colpito Borovnica \u00e8 terribile. Testimonianza oculare. Borovnica, 30 agosto<\/em><\/p>\n<p><em>Quando abbiamo letto sui giornali degli attacchi aerei in vari luoghi, non potevamo credere alle notizie di incidenti che accompagnavano i bombardamenti. Abbiamo persino sottovalutato gli effetti degli attacchi aerei. Solo l&#8217;amara esperienza ci ha insegnato che gli attacchi aerei sono davvero qualcosa di terribile. Le case distrutte e le vite rovinate ci hanno fatto conoscere gli orrori della guerra, che finora ci ha risparmiato un bel po&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>Sabato 26 agosto, alle nove e mezza, aerei angloamericani hanno sorvolato Borovnica e hanno girato intorno al villaggio per quasi un quarto d&#8217;ora. Li osservavamo e cercavamo di indovinare dove stavano andando. Gli aerei erano divisi in gruppi di sette, tra i quali l&#8217;ammiraglia era di un colore pi\u00f9 scuro, gli altri erano chiari.<\/em><\/p>\n<p><em>Pochi minuti prima delle dieci, gli aerei hanno fatto cadere qualcosa. Ma quando questi &#8220;biglietti&#8221; iniziarono a cadere sul villaggio troppo velocemente e quando inizi\u00f2 a fischiare nell&#8217;aria, abbiamo capito all&#8217;istante cosa sarebbe successo. Abbiamo subito cercato un nascondiglio, per quanto modesto. Ma gi\u00e0 cominci\u00f2 a tuonare. A una detonazione segu\u00ec un\u2019altra detonazione e il fumo soffocante si sparse sul villaggio, oscurando le tristi conseguenze del bombardamento. Solo quando il fumo si alz\u00f2 e quando eravamo convinti che gli aerei non erano pi\u00f9 sopra Borovnica che abbiamo avuto il coraggio di uscire.<\/em><\/p>\n<p><em>A causa della forte pressione dell&#8217;aria e dei frammenti di bombe, diverse case sono state distrutte e tutte le case di Borovnica sono state danneggiate. Poich\u00e9 la gente non si aspettava l&#8217;attacco, il bombardamento li ha colpiti sul lavoro, il che \u00e8 stato fatale per Debevec Jo\u017ee, scappato dalla segheria di Majaron e ucciso in fuga da un frammento di una bomba. Anche Francka Nova\u010dan, madre e figlia di Meden e due profughi di Ko\u017eljek sono satti uccisi mentre fuggivano dal campo. Sulla madre di Kondard \u00e8 sprofondato l&#8217;edificio del fienile di Petri\u010d in fiamme. Oltre a questi sono stati uccisi anche: la bambina di diversi mesi di Pavlov\u010di\u010d, sulla quale \u00e8 crollato l&#8217;intonaco, i due figli di Ko\u0161ir e la madre di Makovec. A causa delle gravi ferite \u00e8 morto Levstik Franc, capo di una famiglia numerosa, calzolaio, al quale \u00e8 stata strappata una gamba e lacerato lo stomaco. Circa 30 feriti sono stati trasportati all&#8217;ospedale di Lubiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Per vedere che tipo di disastro ha colpito Borovnica e come sarebbe possibile aiutarla il prima possibile e il pi\u00f9 generosamente possibile, il sig. presidente div. gen. Leon Rupnik arriv\u00f2 a Borovnica e diede un&#8217;occhiata ai ruderi e alle macerie! In questo modo cercher\u00e0 di fare tutto il possibile per aiutare Borovnica e dare cos\u00ec l&#8217;esempio agli altri benestanti di Lubiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Alcuni si aspettavano che l&#8217;attacco si ripetesse e cominciarono a portare via gli abiti e le calzature, perch\u00e9 tutti sapevano che l&#8217;inverno era alle porte, che potevano rimanere non solo senza tetto, ma anche senza calzature e vestiti. Poich\u00e9 all&#8217;inizio si sono trovati in questa situazione solo i pi\u00f9 colpiti che hanno portato via il necessario, immediatamente il giorno dopo, un nuovo attacco aereo sorprese coloro che non erano stati cos\u00ec colpiti il \u200b\u200bgiorno prima ed ha loro distrutto tutto.<\/em><\/p>\n<p><em>Domenica, gli aerei angloamericani erano di nuovo in volo e hanno sganciato un numero significativo di bombe. La bella &#8220;Kurja vas&#8221; con le sue nuove case e la pi\u00f9 bella casa di Jagr \u00e8 stata completamente distrutta. Dall&#8217;altra parte, un numero considerevole di bombe sono cadute sulla fattoria di Mavc. La casa residenziale con la maggior parte delle attrezzature \u00e8 distrutta, cos\u00ec come anche la dependance dove sono stati seppelliti i maiali e l&#8217;appartamento del lavoratore Tar\u0161i\u010d Ivan, con tutte le attrezzature, che ha cercato di recuperare sotto le macerie. Anche molti raccolti sono stati distrutti durante l&#8217;attacco, poich\u00e9 le bombe hanno distrutto i campi coltivati intorno al <\/em><em>kozolec di Kos<\/em><em> e nella valle di Mavc.<\/em><\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 le persone con gli attacchi aerei hanno avuto brutte esperienze ed erano tutti convinti che questi sarebbero continuati, luned\u00ec iniziarono a ritirarsi da Borovnica nelle prime ore del mattino. Tuttavia, questo giorno trascorse senza alcun attacco. Nel pomeriggio hanno seppellito le vittime del raid aereo di sabato.<\/em><\/p>\n<p><em>Le persone erano rattristite nel vedere le rovine delle loro case, ma molto pi\u00f9 duro \u00e8 stato il colpo per coloro che hanno perso i loro cari. Qui la madre piange i suoi figli, l\u00e0 i bambini silenziosi in lutto stanno sulla tomba della madre, gi\u00e0 prima orfani senza padre. La famiglia di Levstik e Debevec avr\u00e0 difficolt\u00e0 a sopravvivere senza i loro padri premurosi.<\/em><\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 l&#8217;attacco \u00e8 mancato il luned\u00ec, marted\u00ec non ha risparmiato Borovnica. La parte orientale di Borovnica e il campo vicino al villaggio di Dol sono stati i pi\u00f9 colpiti. Il maggior danno \u00e8 stato subito dal sig. Kobe, al quale \u00e8 stata bruciata la segheria, dal sig. sindaco Kova\u010di\u010d, la cui fattoria \u00e8 stata distrutta, e dalla casa di \u017derjav.<\/em><\/p>\n<p><em>Il danno che viene subito da Borovnica \u00e8 molto grande, ma poche persone ci pensano perch\u00e9 hanno paura per la propria vita. Le persone dormono principalmente all&#8217;aperto. Quando si alzano la mattina, cucinano qualcosa di veloce e sono gi\u00e0 pronte a lasciare Borovnica il pi\u00f9 distante possibile. Ritornano solo nel tardo pomeriggio, tutte spaventate da cosa e dove \u00e8 stato nuovamente distrutto.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando una persona guarda a tutto questo danno, soprattutto quando vede che i colpiti sono per lo pi\u00f9 coloro che non potranno mai ricostruire una casa modesta, si chiede se qualche cuore umano si commuover\u00e0 e verr\u00e0 in aiuto dei colpiti con qualche dono modesto&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Slovenec, 1 settembre 1944, anno 51, numero 200<\/em><\/span><\/p>\n<p>Gli alleati lasciarono il viadotto in pace fino al 26 settembre 1944. Probabilmente nessuno degli abitanti di Borovnica in quel momento dimenticher\u00e0 mai quella notte. Gli aerei Liberator, Wellington e Halifax del 205\u00b0 gruppo di bombardieri della RAF decollarono da Foggia in Italia e sorvolarono Borovnica alle 21.35. In mezz&#8217;ora sganciarono 179 tonnellate di bombe dalle loro fusoliere. Per l&#8217;illuminazione lanciavano bombe illuminate con paracadute, in modo che l&#8217;attacco fu visto dai residenti dall&#8217;altra parte della Palude di Lubiana e persino a Logatec. Il viadotto fu danneggiato sul lato ovest verso la stazione, ma i tedeschi ristabilirono il traffico molto rapidamente. Uno dei membri dell&#8217;equipaggio dell&#8217;aereo Wellington, il sig. Brynley Watkins, visit\u00f2 la Slovenia nel 1980. All&#8217;epoca, in un&#8217;intervista al quotidiano Delo, menzion\u00f2 che il suo aereo aveva preso parte a un attacco notturno al Viadotto Borovnica.<\/p>\n<p>L&#8217;anno 1944 pose fine al traffico attraverso il viadotto. Gli aerei B-25 Mitchell del 340\u00b0 gruppo bombardieri del 57\u00b0 Reggimento bombardieri USAF decollarono dalla base Alesani in Corsica intorno alle 9 del mattino. Dopo due ore di volo, alle ore 11:00 sganciarono il loro carico mortale su Borovnica. La struttura Roth-Wagner capitol\u00f2 e croll\u00f2 sul lato ovest verso la stazione. L&#8217;artiglieria contraerea tedesca danneggi\u00f2 uno dei bombardieri, che fortunatamente atterr\u00f2 a met\u00e0 strada dalla Corsica. Gi\u00e0 il giorno successivo, il 28 dicembre 1944, i bombardieri della stessa base, questa volta mezz&#8217;ora dopo, sganciarono bombe sulla parte orientale del viadotto. Nella formazione era presente anche il velivolo con il segno V 9, chiamato anche Miss Rebell. Sebbene l&#8217;accuratezza dei bombardamenti sia stata fotografata da tutti gli aerei, fino ad oggi si sono conservati alcuni scatti da esso. In questo attacco, gli alleati sganciarono 98 bombe del peso di 500 kg. Danneggiarono la parte orientale del viadotto, ma non la demolirono. Questo fu anche l&#8217;ultimo attacco effettuato dai bombardieri angloamericani. Nel 1945 gli attacchi aerei furono effettuati da combattenti del NOV (Esercito popolare di liberazione nazionale) e del POJ (Distaccamenti partigiani della Jugoslavia).[\/vc_column_text][vc_row_inner equal_height=&#8221;yes&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1381&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803133836{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665305529{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Dopo i primi attacchi, la gente del posto si \u00e8 trasferita nei villaggi circostanti<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1385&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803143648{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665337695{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Spegnere l&#8217;incendio alla segheria di Kobi. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1389&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803154171{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665368439{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Le conseguenze del bombardamento dell&#8217;agosto 1944. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1393&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803166024{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665383528{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Le conseguenze del bombardamento dell&#8217;agosto 1944. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1397&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803175483{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665399175{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Le conseguenze del bombardamento dell&#8217;agosto 1944. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_column_text]<\/p>\n<h1>La linea tedesca alternativa e la fine della Seconda guerra mondiale<\/h1>\n<p>Nel 1945 la guerra stava per finire. Sebbene il viadotto fosse impraticabile da dicembre 1944, fu ripetutamente attaccato dai caccia Spitfire da gennaio ad aprile, che, con bombe e spari, causarono ulteriori danni nel villaggio gi\u00e0 completamente distrutto e ostacolando la costruzione della linea alternativa tedesca. I tedeschi iniziarono a costruirlo l&#8217;8 gennaio 1945. Il percorso della linea scendeva oltre il ponte verso Jele e Dra\u017eica, dove attraversava la valle in un arco acuto con una pendenza di 33 \u2030 e poi con la stessa pendenza risaliva verso l&#8217;ex stazione ferroviaria. L\u00ec si univa alla linea esistente. Allo stesso tempo, alcune case furono parzialmente o completamente distrutte. La nuova ferrovia era principalmente un provvisorio lungo 2,5 km, sulla quale i treni dovevano viaggiare esclusivamente con l\u2019aiuto della modalit\u00e0 testa coda (una locomotiva davanti, l&#8217;altra alla fine della composizione) o della doppia intestazione (due locomotive insieme). Ancora oggi sono visibili i resti della cosiddetta linea tedesca.<\/p>\n<p>La situazione nel cantiere fu regolarmente monitorata da aerei da ricognizione alleati. Il rapporto di ricognizione del 20 febbraio 1945 afferma che il viadotto rimane impraticabile, nessuna modifica si \u00e8 vista dal 27 dicembre 1944, quando fu demolita la struttura Roth-Waagner. Conclusero che i tedeschi non avevano intenzione di riparare il viadotto. La relazione prosegue descrivendo le attivit\u00e0 legate alla costruzione della linea alternativa, che avrebbe avuto inizio tra il 4 e il 22 gennaio 1945. A causa dell&#8217;impegnativa costruzione, il completamento dei lavori non era previsto per almeno un altro mese. Il 20 febbraio 1945 la locomotiva del treno da cantiere fu distrutta e il 22 marzo 1945 si ripet\u00e9 il bombardamento. Ci fu anche un nuovo attacco il 12 aprile 1945, quando morirono due ferrovieri. Gi\u00e0 prima che i tedeschi completassero questa linea, gli alleati la bombardarono pi\u00f9 volte, impedendo cos\u00ec la costruzione. Lavorarono circa 300 lavoratori. Per la loro sicurezza, furono perforati dei ripari sulla collina. I tedeschi investirono nella linea alternativa tutti i mezzi possibili disponibili all&#8217;epoca. La ferrovia fu completata il 2 maggio 1945, ma questa fu la vittoria di Pirro, poich\u00e9 quattro giorni prima di questo evento i partigiani penetrarono a Postumia. Gi\u00e0 il 4 maggio si avvicinarono a Borovnica. I tedeschi non potevano pi\u00f9 pensare di usare la nuova ferrovia. Questa linea doveva essere operativa solo dopo la liberazione. Doveva consentire un traffico regolare, ma lento e dispendioso in termini di tempo sulla linea Lubiana-Trieste.<\/p>\n<p>Il 5 maggio 1945, alle sette e mezza del mattino, la divisione dei pionieri tedeschi fece saltare in aria i resti del ponte Roth-Waagner, che croll\u00f2 completamente. Tentarono anche di far saltare in aria i Viadotti Jelen e Dol, ma per mancanza di esplosivo non ci riuscirono, mentre riuscirono a demolire il ponte tra Pako e Gori\u010dica (ex Viadotto di Pako). Intorno alle tre del pomeriggio, i tedeschi e la Guardia Nazionale lasciarono il villaggio.[\/vc_column_text][vc_row_inner equal_height=&#8221;yes&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1401&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803262907{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665452648{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Conseguenze del bombardamento della stazione ferroviaria<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1405&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803275427{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665504904{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Ponte Roth-Waagner crollato<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1409&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803288664{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665524553{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Ponte Roth-Waagner crollato. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1413&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803300712{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665539715{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Ponte Roth-Waagner crollato. Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243;][vc_single_image image=&#8221;1417&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; onclick=&#8221;link_image&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803311203{margin-bottom: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1689665578889{margin-top: 0px !important;padding-top: 0px !important;}&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Il viadotto Borovnica nell&#8217;ottobre 1945<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>.Fonte: Museo di storia contemporanea della Slovenia\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_column][\/vc_row][vc_row css=&#8221;.vc_custom_1681804067219{background-color: #d6d6d6 !important;}&#8221;][vc_column][vc_row_inner equal_height=&#8221;yes&#8221; gap=&#8221;15&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1681807001244{margin-top: 5% !important;margin-right: 5% !important;margin-bottom: 5% !important;margin-left: 5% !important;}&#8221;][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1681807012196{border-top-width: 1px !important;border-right-width: 1px !important;border-bottom-width: 1px !important;border-left-width: 1px !important;padding-top: 0px !important;padding-right: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;padding-left: 0px !important;background-color: #ffffff !important;border-left-color: #9e9e9e !important;border-left-style: solid !important;border-right-color: #9e9e9e !important;border-right-style: solid !important;border-top-color: #9e9e9e !important;border-top-style: solid !important;border-bottom-color: #9e9e9e !important;border-bottom-style: solid !important;border-radius: 4px !important;}&#8221;][vc_single_image image=&#8221;1017&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1681803656188{margin-top: 0px !important;margin-right: 0px !important;margin-bottom: 0px !important;margin-left: 0px !important;padding-top: 0px !important;padding-right: 0px !important;padding-bottom: 5% !important;padding-left: 0px !important;}&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\">Da Vienna a Trieste<\/h4>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1683969185884{padding-right: 5% !important;padding-left: 5% !important;}&#8221;]La ferrovia raggiunse il suolo europeo negli anni \u201930. La Corte Imperiale di Vienna era consapevole dell\u2019importanza di nuovi e veloci \u2026[\/vc_column_text][vc_btn title=&#8221;Per saperne di pi\u00f9 \u2026&#8221; align=&#8221;center&#8221; link=&#8221;url:http%3A%2F%2Fborovniski-viadukt.si%2Fit%2F|title:Gradnja%20viadukta&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/5&#8243; css=&#8221;.vc_custom_1681807021004{border-top-width: 1px !important;border-right-width: 1px !important;border-bottom-width: 1px !important;border-left-width: 1px !important;padding-top: 0px !important;padding-right: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;padding-left: 0px !important;background-color: #ffffff !important;border-left-color: #9e9e9e !important;border-left-style: solid !important;border-right-color: #9e9e9e !important;border-right-style: solid !important;border-top-color: #9e9e9e !important;border-top-style: solid !important;border-bottom-color: #9e9e9e !important;border-bottom-style: solid !important;border-radius: 4px !important;}&#8221;][vc_single_image image=&#8221;884&#8243; 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1944 [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row full_height=&#8221;yes&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1680708750189{margin-top: 0px !important;margin-right: 5% !important;margin-bottom: 0px !important;margin-left: 5% !important;padding-top: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1683962627002{margin-top: 0px !important;margin-bottom: 0px !important;padding-top: 0px !important;padding-bottom: 0px !important;}&#8221;] 10. aprile 1041 Quando il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"page-fullscreen.php","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1790","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/borovniski-viadukt.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1790","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/borovniski-viadukt.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/borovniski-viadukt.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/borovniski-viadukt.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/borovniski-viadukt.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1790"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/borovniski-viadukt.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1790\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1976,"href":"https:\/\/borovniski-viadukt.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1790\/revisions\/1976"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/borovniski-viadukt.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1790"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}